La camera non è male. Dalla piccola finestra, la vista si rilassa sul boschetto del percorso-vita. Durante il giorno pullula di atleti e atlete da divano, che cercano di ritrovare il fisico perduto attraverso qualche passo e centinaia di chiacchiere. Del resto, pensa Piero, di illusioni si vive. Alla sera, invece, si anima di coppie di vario genere in cerca di affetto. Si trova alla Pensione Nique da soli tre giorni e la radiografia del posto è già fatta. Un posto del cazzo, in fondo. Raggiungibile percorrendo circa 2 km di strada di campagna da Bedano, non offre che campi di granoturco e prati spruzzati da sporadiche nevicate, e la vicinanza a Lugano. In Ticino, come fai a vivere in un posto del genere? Piero vorrebbe girare il quesito a Madame Véronique, la disgraziata proprietaria della pensione, ma probabilmente la risposta sarebbe che le 12 stanze, il piccolo porticato, il bosco e la quiete, assoluta padrona, sono tutta la sua vita. Forse la morte, in un posto come questo, non ci viene nemmeno.Piero e una coppia di giovani turisti finlandesi sono gli unici clienti. Mme Nique, una volta consegnate le chiavi agli ospiti, si rende pressoché invisibile. Anche in caso di gravi necessità. A Piero non importa, il suo compito è un altro; a lui basta avere un tetto sulla testa e zero rompicoglioni nelle vicinanze. Questa pensione è perfetta. Il periodo assuefante del Natale pure. (Continua)
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  Dato l’ordine di cose esistente,
i migliori (moralmente) sono insieme i peggiori per la società.
È loro destino di essere umiliati e offesi.
Dostoevskji

 

Fab è seduto alla scrivania, aspettando svogliato il nullaosta da parte del caporedattore. Il pezzo è pronto da tempo ormai, ma mister Vanini deve sempre controllare e valutare tutto scrupolosamente, timoroso com’è che, ogni volta, Fab caratterizzi troppo “politicamente” l’articolo. “Che si fotta”, pensa Fab, consapevole che si tratta dell’unico pensiero possibile, riguardo ad un lavoro deprimente come questo. Oltretutto che deve rompere il cazzo anche la vigilia di Natale. Un contratto a termine di sei mesi, mal pagato, zero fiducia e responsabilità, articoli su tematiche più che inutili e una frustrazione perpetua. In questi momenti gli capita, talvolta, di rimpiangere di non aver studiato qualcosa d’altro, tipo medicina. La società è sempre più malata; tanti malati, probabilmente, sono immaginari, ma di lavoro ce ne sarebbe, e sarebbe, si presume, stimolante. Invece, lettere… wow, che affare! Una situazione di precariato che sembrava nemmeno potesse esistere nella paradisiaca Svizzera. Un’economia devastante e devastatrice, che opprime, umilia ed offende. “Questo andrebbe pubblicato”, pensa, proprio quando il Vanini gli comunica l’ok per la stampa. Un articolo di estrema denuncia, uno sfogo generale, l’esclamazione dell’insofferenza. Incazzarsi, invece di adeguarsi ad una condotta da sfigati, alienati da sentimenti d’impotenza figli anche della nostra pigrizia e insicurezza. Ma anche domani i lettori troveranno un pacifico articolo sulla creazione dell’Associazione macellai ticinesi, di sicuro interesse solo per degli idioti, o per i macellai stessi. (Continua)
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Il cane dell'Annina,
quando passa nella contrada,
sente la musica
ed esprime il suo parere
ritmico.
 
Mi piace questa magia
che, se si ha
orecchio,
potrebbe essere
un'interazione razziale.

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Ti tengo per mano
farmi strada
tra giocattoli e detersivi,
profumi e piante,
come in tanti
attorno a noi,
nella nostra
desertica importanza.

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Tu che riposi
dove altri
non hanno che la nuda terra,
c'è qualcosa che hai lasciato
nel tuo ricordo,
come una fonte.

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Rientro a casa,
ebbro.
 
Avrei voglia di scrivere,
certo qualcosa di poco conto;
si sa,
una mente al luppolo
non può garantire
argute riflessioni.
Magari domani.
 
Che bello
sognare il domani.
 
Tu l'hai, amico,
un domani?

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Lascio dolcemente
la mente
cadere
nel suo ventre.
 
Essere un pò tutto
essere un pò niente
nella notte
netturbina
e
salvagente.

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a Leo
 
 
Guardando la televisione
ebbi una visione:
un angelo mi apparve di colpo,
porgendomi del vino.
 
Disse: Per te e i tuoi commensali!
Risposi: Stasera, purtroppo,
non ho alcun commensale.
 
Se ne andò,
e mi parve
prima illogico,
poi solenne.
 
Aveva preso a nevicare...
 
Avevo un cane,
lo guardai:
era ubriaco.

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Non ho voglia
di vedere gente.
 Appoggiato
ad un ufficio statale,
mi sento
come un vecchio
nella probabile disfatta,
stanco
della caccia quotidiana.

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Sigarette nei tombini
come stranieri senza patria,
perchè si arranca
come ombre agitate
in vie
dove la luce
sono lucciole.

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Ti volti a giudicare
con il viso vuoto
di chi ha scelto
un sotterfugio.
 
Dici che non c'è scampo,
che ce la fanno solo
i cattivi.
 
Ma hai dimenticato
le margherite in rivolta:
come audaci girasoli
senza catene
si rapinano di 5 minuti
per darsi un bacio
e una carezza.

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Adriano sta rincasando quando vede Piero uscire dall’Osteria del Vecc. Sono anni che non lo vede, dai tempi dell’Africa. Quest'ultimo va di corsa e preferisce quindi non attirare la sua attenzione. Decide invece di prendersi un caffé, tanto per spendere un po’ di quei pochi soldi che riesce a racimolare con la libreria di proprietà di sua sorella. L’osteria si presenta priva di clienti, con le sedie già riposte sui tavolini. Tutte tranne due. Del resto è la vigilia di Natale e anche Antonin, il proprietario, un tipo in carne e dal carattere burbero, ma persona arguta e buon osservatore, si sta apprestando a chiudere i battenti e andarsene a mangiare il panettone. Sul pavimento in legno ci sono alcuni mucchietti di sporcizia, segno che non é ancora stato lavato. (Continua)
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 a Joe Lally

Si trascina
un ramo d'ulivo
oltre la barricata
delle tenebre.

Svanite,
se tendi la mano.

Sorride la rugiada
quando le porte di casa
presto, la mattina,
per il grande caldo,
si schiudono.


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